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Camera del lavoro territoriale di Vicenza

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Pubblicato in Spi il 7 giugno 2006

BEPI DE MARZI l'intervento all'iniziativa della CGIL

SALVIAMO LA COSTITUZIONE

Ninna nanna del bambino devoluzionato.

Nina nana, nina nana, bel putelo de la mama,
co' la teta la ze suta, nissùni ciucia più.

Dormi, dormi, Costituzione, te te tien la to' lezione,
dei furbeti de Lorenzago, tri senatori e un mago.

Mago dentista celtopadano, specialista de le dentiere,
la pì bela el la ga fata, pa ?l nostro Cavaliere.

Nina nana, nina nana, bel putelo de la mama,
co' la teta la ze suta, nissuni ciucia più.

Nina nana, Carta de Roma, che tra poco i te manda in ? mare,
tre furbeti e un cavadenti, e saremo tuti contenti.

Col ricatto de la Lega, l'Italia nel mondo la conta ?na ? sesta,
Cavaliere lengualesta, voltalacarta: ecolo qua. ***

Ecolo qua che ?l torna pimpante, col soriso da ? bri-ghela
ecolo qua, Napoleone, el paron de le poltrone.

Ecolo qua l'incantatore, benedeto dal Signore,
benedeto da Ruini, che ?l se crede Mussolini.

Nina nana, nina nana, bel putelo de la mama,
co' la teta la ze suta, nissuni ciucia più.


Le nostre mamme cantavano la ninna nanna lasciandosi andare alla malinconia, alla nostalgia dei tempi spensierati, al racconto desolato delle giornate sempre più tristi e faticose. I mariti andavano in Belgio, nelle miniere, o di là del mare, e raramente tornavano indietro. E le nostre mamme, prima dell'ora delle stelle, illudendo i sogni, cantavano la vita nel continuo finire del tempo.

Nina nana, nina nana, bel putelo de la mama,
co' la teta la ze suta, nissuni ciucia più.


Sanno di perderlo, il referendum, ma c'è chi sta facendo di tutto per farli vincere. E tra questi, almeno, non ci siamo anche noi, qui, in questo pomeriggio
Ma l'avete ascoltato il giulivo Variati?
Dove sono i partiti dell'Unione? Cosa aspettano? Gli italiani all'estero? I senatori a vita? Le suore che poi vengono rimproverate dal senatore Stefani con l'italiano forbito o il latino classico?

Mi tremavano le mani, stamattina, al pensiero di ciò che rischiamo di ascoltare dalla televisione appena chiusi i seggi il 26 giugno prossimo.
Perché io sono sconcertato, perché io immagino già la coprolalia di Borghezio che dirà: "L'abbiamo messa nel? cubo all'Italia". E correrà a disinfettare la sponda meridionale del Po, a stendere fili spinati, a fare trincee sugli Appennini frontepadania.

Poi dovremo parlare dialetto antico, cambieremo i nomi dei paesi, delle città: Ardegnan, Sovixo, Creaxo, Maxon vesentin, Axiago? Manderemo a casa gli insegnanti meridionali, i marescialli dei carabinieri, i prefetti, gli ufficiali giudiziari. Aggiorneremo i nomi dei mesi: del resto, lui ha detto di essere più di Napoleone:
- Gennaio diventerà Scominsiàro
- Febbraio sarà Fievràro, o Gripàro, perché la febbre, la freve, e l'influenza, l'infulensa, la chiamavano La Grìpe
- Marzo sarà Violàro, perché spuntano le viole.
- Aprile diventerà Canpanaro, per la Pasqua.
- Maggio diventerà Sparexaro, con la x come Roxà, che l'ha già applicata.
- Giugno sarà Formentaro, o Siarexaro, se vincono gli autonomisti di Bassano, Basàn
- Settembre sarà Madonaro, per la Festa de i Oto
- Ottobre, in omaggio a Maroni, che tornerà ministro del Welfare, termine celtopadano, diventerà Maronaro

Gli assessori vicentini d'importazione dovranno aggiornare i cognomi: Sorrentino potrebbe aggiornarsi in Jesolino, o Caorlin; Cicero in Ciciarini, o Cicareta; Sarracco potrebbe diventare Saracon, o Sarachini. E pensando alla Seracca, potrebbe diventare anche Biastéma.
Il sindaco di Thiene, Schneck, che vuol dire lumaca, o chiocciolina, potrebbe diventare Bogoni.

Sanno di perdere, ma confidano tanto nella nostra specialità di masochisti, di autodistruttori, di esternatori incoscienti.
Il mio maestro di attività amatorie diceva: "Prima te la basi, dopo te ghe lo disi".

Ora, a venti giorni dal voto, vorrei che i nuovi ministri e sottoministri la smettessero di esternare sogni e programmi individuali per salvare l'Italia.
Perché, se continuiamo così, con Mussi che spaventa gli embrioni cardinalizi di Ruini e gli spermatozoi illibati di Comunione e Liberazione, con la Bonino che si trastulla con i carri armati, con la bandiera della pace e le fumisterie delle frecce tricolori, con la Bindi che spaventa i vescovi, il papa e i vecchi parroci con le coppie di fatto, con Bertinotti che dice sono qui ma vorrei essere là, con Visco che minaccia la tassa sui sorrisi immotivati e sul broncio da astinenza sessuale, con quell'altro alieno, che non si capisce dove l'abbiamo trovato, che vorrebbe fare il ministro degli esteri di Fidel Castro, con Caruso che con i suoi sfasciavetrine ce l'ha messa tutta per sostenere l'elezione della Moratti a Milano, con Rutelli che fa il Pera di turno, vede la Madonna e spera di essere fatto cardinale, con Mastella che proclama amnistie col caffelatte ogni mattina, con D'Alema che gira con l'aria del martire, con Prodi che ha rallentato l'eloquio, dice una parola ogni nove secondi, raschia e fischia in toni bassi e continua a dire "siamo coesi" e pochi sanno cosa voglia dire, forse deriva da coessìn, con Padoa Schioppa, Dio che cognome! che ci rovina le vacanze con la manovra, la manovrina, la manovretta per avere le carezze di Almunia, ditemi voi se non c'è da tremare davanti al referendum che rovinerà per sempre l'Italia; con i miei coetanei, poi, con i pensionati che hanno paura di Maometto e dei musulmani perché, secondo loro, vogliono infibulargli le mogli di settant'anni e le zie nubili.

556 italiani di diverse appartenenze politiche e socio-culturali hanno lavorato per mesi e mesi, finita la guerra, per darci una Costituzione moderna, esemplare nel mondo, tuttora viva e profondamente equilibrata per il meglio della democrazia.
4 furbetti di nome Nania, Pastore, D'onofrio, più un dentista celtobergamasco di nome Calderoli, in pochi giorni di vacanza in montagna, l'hanno stravolta e reimpostata, questa Costituzione, secondo quei modelli risentiti, torvi e vendicativi che hanno caratterizzato tutte le leggi volute dal Cavaliere di Arcore.
E da queste parti vicentine, i sostenitori dello stravolgimento costituzionale sono moltissimi, alcuni addirittura insospettabili, soprattutto gli ex dorotei, che non sono i democristiani rumoriani, (ah, nostro indimenticabile e caro Mariano Rumor!) ma proprio i dorotei che, coerentemente sono rimasti dorotei, che nel tempo della loro massima potenza venivano chiamati "i torvi dorotei". Una sera, a Tonezza, dove ero andato a cantare, Rumor mi ha detto: "Caro Bepi, noi moriremo tutti, ma i dorotei non moriranno mai, e continueranno a far danni con la loro torva ambiguità". E i dorotei, come dorotei, sono andati un po' di qua e un po' di là a fare sempre i dorotei, soprattutto di là, come i socialdemocratici, come i socialisti del Doge Ricciolone, tutti di là, sul carro imbandierato del Cavaliere. Viene da vomitare. Il figlio di un noto personaggio politico passato attraverso qualche partito, sempre di là, figlio che è in America da qualche anno a lavorare come ricercatore, ha scritto al papà: "Ma, papà, non eri socialista?"
E per questo stravolgimento della Costituzione, dalle nostre parti vicentine, una volta democristiane e ora celto-forziste-aennisto-ciellino-padane, c'è un sostenitore incredibile che ci fa pensare ai ghignanti gerarchetti che in periferia applicavano molto a modo loro le direttive del cavaliere Mussolini.

Io ho fatto in tempo a marciare nel sabato fascista come figlio della lupa. Quando sono stato in colonia montana sull'altipiano di Asiago, (e iniziava l'estate del 1943), c'era uno da Vicenza che veniva quasi ogni giorno a trovare una delle signorine vigilatrici che era perfino bionda. Arrivava nel pomeriggio, in divisa, su una moto gialla e nera che il mio amico Balòta, che sapeva tutto di motori, diceva che fosse una Zundapp tedesca. La signorina Renata andava con lui in passeggiata nel bosco dietro Cesuna e tornavano col scuro, tenendosi per mano, quando noi eravamo già in refettorio.
Ma una sera lei tornò sola, spettinata, con la camicetta bianca tutta tirata, e Balòta disse "varda! la pianze!". Il giorno dopo scoprimmo che aveva anche una macchia nera vicino all'occhio destro. "El ghe ga dà, el la gà rovinà", dissero alcuni dei più grandi, e lo raccontarono anche ai balilla e agli avanguardisti che venivano dal campo Dux del Kaberlaba.
E nella notte, in camerata, si pensò alla vendetta.
Quando il gerarchetto tornò dopo qualche giorno e andò su spavaldo a parlare dalla direttrice, Balòta e Luigi Lorenzi, detto Singiòto, che era figlio di un meccanico dell'officina Monticello-auto-e-moto, infilarono nel serbatoio della Zundapp due grandi brancà di sabbia fina-fina presa dal solario.
"Quelo lì no' ?l va mia tanto distante!", ci sfregolammo le mani, noi protettori della signorina Renata, i vendicatori.
Del motociclista, nessuno seppe più niente, neanche Rotunno Domenico, che era figlio di un carabiniere e che, quando il papà venne la domenica a trovarlo, gli chiese, quasi per finta, se giù per il Costo era successo qualcosa a uno con una moto tedesca.
E dopo il 25 luglio prendemmo quasi tutti la scarlattina.

Ho ritrovato la signorina Renata una sera di qualche anno fa a Bassano. "Tu sei De Marzi, Beppino De Marzi, quello di Cesuna", mi ha detto una dolcissima vecchietta dopo un concerto nella chiesa di San Francesco.
E mi ha raccontato che alla fine della guerra i partigiani le avevano tagliato i capelli in piazza; poi l'avevano picchiata fino a romperle un braccio. Aveva poi fatto la maestra all'estero e ora viveva sola, con la pensione.

Perché, questa storia?
Perché la signorina Renata è morta l'anno scorso. E quando Gasparri si è prestato a inventare la legge per le televisioni di Berlusconi mi ha telefonato indignata; come indignata mi ha parlato dopo che Fini si è unito a Bossi per la legge contro gli stranieri. Ma una sera che sono andato a portarle un mazzo di rose, prima che morisse, mi ha detto: "Quello lì si crede Mussolini: vedrai che si farà una legge per comandare solo lui, come se fosse eterno, immortale".
Si ricordava della scarlattina e del 25 luglio, ma del motociclista con la Zundapp che l'aveva picchiata e violentata nel bosco di Cesuna non aveva saputo più niente.

Diamoci da fare. Salviamola, questa nostra Costituzione. Va bene che la devoluzione, con tutto il resto, andrebbe in funzione tra qualche anno, ma quello là, anche se ha settant'anni, quello là, come ha detto la signorina Renata, è immortale, è eterno, e si è fatto preparare dai furbetti la base per diventare il padrone assoluto dell'Italia.
E noi dormiamo, e noi esterniamo fantasie alla mattina, col caffelatte col Briò, come si chiama in veneto il cornetto napoletano.
Ma Napoli, come Roma, sarà presto l'estero, per la gioia dell'Alleanza Nazionale e dei bulli gerarchetti ruffiani della Lega.

Nina nana, nina nana?

Bepi De Marzi

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