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Pubblicato in Prima pagina il 3 luglio 2006

DIRITTI INFANZIA-FAMIGLIA/2: RELAZIONE DELL'ON. SERAFINI

Di seguito l'intervento della parlamentare on. Anna Serafini, responsabile per i DS delle tematiche dell'Infanzia e Adolescenza, Presidente Consulta DS "Gianni Rodari", al convegno "Diritti dell'infanzia, diritti della famiglia" svoltosi nella sede di Corso Fogazzaro della Camera di Commercio di Vicenza. Anche in questo caso l'intervento è allegato in un file a parte.

"E' possibile tener fuori la vita delle bambine, dei bambini e degli adolescenti dal dibattito sulle politiche contro le diseguaglianze e il peso dell'eredità sociale, su produttività e competitività, sulle trasformazioni del mercato del lavoro e delle famiglie?
Insomma si possono tenere fuori i bambini di oggi dalle sfide presenti e future
dell'Italia?
Quando abbiamo deciso, come partito, di dare luogo a una vera e propria Consulta Infanzia e Adolescenza, che ha promosso centinaia e centinaia di iniziative, pensavamo così di dare seguito al grande lavoro fatto dai governi nazionali e locali del Centro Sinistra e difenderlo dall'assalto della destra, iniziato con quello ai tribunali minorili, da noi respinto con successo.
In questi anni ci siamo resi conto che quell'investimento sulla cittadinanza dei bambini e degli adolescenti, non solo costituiva un'innovazione giusta, ma che oggi quell'investimento è ritenuto una delle chiavi per ricalibrare l'intero welfare.
Questa discussione si è fatta via via più ricca e coinvolge anche settori del mondo cattolico.
La base di partenza è costituita dalla vita dei bambini e dal suo rapporto con le modificazioni profonde che sono intervenute nella vita familiare e nella nuova configurazione dell'economia post-fordista in epoca di globalizzazione.

I bambini sono pochi.
Il nostro paese condivide con altri il calo demografico, ma per l'Italia si tratta di un vero crollo, in misura tale da farne un caso internazionale.
E le recenti previsioni dell'ISTAT e dell'ONU per il 2050 parlano di un peggioramento. I bambini vivono maggiormente isolati rispetto ai propri coetanei.
I bambini sono più soli.
In conseguenza del fatto che ci sono 1,2 bambini per famiglia, della scarsità dei servizi per la primissima infanzia, del fatto che neanche il 10°10 dei bambini frequenta il nido, i bambini vivono prevalentemente con adulti e in città non amiche.
Le conseguenze sono spesso bambini iper-protetti e più fragili.
I bambini e gli adolescenti sono, insieme agli anziani, i cittadini più poveri. Dall'Unicef, alla Commissione contro l'esclusione sociale, all'Istat, tutti convergono nel dire che in Italia è aumentata la povertà minorile, ha raggiunto il 17°10, con punte del 30°10 nel Sud e costituisce un record negativo nei paesi europei Sono bambini in particolare del Sud, di famiglie con più di un figlio, con un solo reddito o giovani famiglie povere con due redditi da lavoro precario.
I bambini e gli adolescenti sono più insicuri. In recenti libri e indagini, si affronta l'insicurezza e la paura di vivere da parte degli adolescenti: incertezza del dopo, l'approdo incerto, propri del nostro tempo provocano angoscia e inibiscono la forza per attraversare il passaggio: un futuro sfocato rende insicuri.
Meno bambini, più isolati rispetto ai propri coetanei, più insicuri, più diseguali nelle opportunità di vita, più poveri, meno certi dei diritti, in particolare se vivono al Sud.
La ripresa demografica, la possibilità di politiche adeguate di sostegno alla crescita produttiva nella fase dell'economia della conoscenza, passano non già attraverso una riproposizione del regime di welfare familistico corporativo proprio dell'Italia e dei paesi del Sud Europa, bensì attraverso l'investimento sul capitale umano dei bambini, di donne e uomini, degli anziani.
Non esistono diritti di cittadinanza dei bambini che non comprendano anche quelli degli anziani, così come non esistono questi diritti contrapposti a quelli delle donne.
I nodi da aggredire in Italia sono intanto quelli di un'occupazione femminile ancora bassa rispetto all'Europa e quelli del peso dell'eredità sociale che schiaccia donne e uomini.
Sono poi i nodi relativi a risposte solo difensive e familistiche alle grandissime trasformazioni positive come l'aumento dell'età di vita.
E per le politiche pubbliche è l'assoluta insufficiente spesa ~ociale per i bambini e le famiglie: in Italia è meno della metà della media europea (media EU 8,3, Italia 3.6).
I governi di centro destra hanno estremizzato il modello familistico del FAI DA TE.
Il Paese è ora più debole, meno competitivo e meno giusto, i bambini hanno meno chance: i genitori e gli anziani sono più soli a fronteggiare le trasformazioni che irrompono nella loro vita.
L'attacco alla legge sull'aborto è anche questo: pensare che si possa tornare indietro rispetto a queste trasformazioni. Questo non lo consentiremo. Difenderemo la 194 e chi rispetta le donne e la legge).
E lo faremo anche in nome di una grande alleanza tra i diritti delle donne e dei bambini.
Le donne, secondo l'ISTAT, vorrebbero almeno due bambini. Ma non hanno libertà di scelta. E il tasso di povertà delle famiglie, più alto in quelle con più di un figlio, questo dimostra.
Un piano straordinario contro queste povertà, a cui è sensibile gran parte del mondo cattolico, è il modo per ridare certezza, per avere speranza.
Senza di esse nessuna donna potrà liberamente scegliere.
Ci vogliono quindi più investimenti, ma soprattutto più servizi per sostenere la maternità e la paternità.

Prima questione: l'intervento pubblico deve essere capace di guardare non solo all'oggi. Alcuni investimenti collettivi hanno un costo immediato, mentre i benefici sono futuri e lontani, distribuiti sull'arco della vita.
C'è bisogno di una politica che guardi lontano.
Un cinismo esibito e ciarliero, la politica spesso ridotta ad una sequenza di eventi mediatici contrastano con questo sguardo lontano e anzi risucchiano il paese nelle gore del galleggiamento.
Eppure di questo sguardo c'è bisogno se vogliamo rendere l'Italia un paese competitivo, forte. E' necessario un lungimirante investimento sul capitale umano. Ora il paradosso è che- e questa è la seconda questione l'investimento più efficace riguarda quello sui bambini.
Il patto tra le generazioni e tra i generi deve comprendere anche chi non è in grado di stipulare nessun patto.
Da Sen, Rawls a Esping-Andersen, e molti illustri studiosi italiani, questo è un tema centrale del rapporto tra il peso dell'eredità sociale e le opportunità, la libertà dei singoli individui. La formazione, l'educazione, fin dai primissimi anni sono leve decisive per ridisegnare sia le politiche contro le disuguaglianze, sia il rapporto tra l'investimento sul capitale umano e la competitività delle forze economiche del paese. Il valore dell'eguaglianza quando si parla di bambini è il valore dell'eguaglianza delle opportunità di vita, quando la vita è ancora tutta davanti.

Per la comunità, per lo Stato, per le politiche pubbliche, intervenire su questa fase della vita significa saper produrre i risultati più incisivi e di più lunga durata. La lotta alle disuguaglianze , all'immobilità sociale, sono da intendere come un potente fattore produttivo.
Il valore della giustizia sociale per noi della sinistra è decisivo e non è da contrapporre alla competitività, allo sviluppo economico.
Peccheremmo di subalternità se non lo assumessimo interamente. Il Riformismo non va mai inteso come attenuazione dei valori che ci muovono. La redistribuzione è, anche e soprattutto, quella di poter scegliere le propria vita. E poterlo fare sapendo che è più giusto e più efficace farlo quando i cittadini che si presentano alle soglie della vita sono dei bambini.
A Febbraio si svolgerà la seconda conferenza nazionale dei DS sull'infanzia e sull'adolescenza. Lì verranno presentate 10 proposte di legge e uno studio comparativo del welfare dei bambini nei paesi europei. Su una abbiamo concentrato la nostra attenzione, e abbiamo voluto che fosse una legge di iniziativa popolare dei DS. E' la legge che ha per titolo "Il diritto delle bambine e dei bambini all'educazione e all'istruzione dalla nascita ai 6 anni."
Non è solo figlia nostra.
Infatti hanno contribuito le maggiori Università italiane, il gruppo nidi nazionale, la Rivista Bambini, il CIDI, il Coordinamento Genitori Democratici, tante personalità a partire da Giovanni Bollea.
E la CGIL con cui abbiamo intrapreso il viaggio attraverso cui abbiamo incontrato la UIL e tante altre associazioni e organizzazioni. Questa legge l'abbiamo portata in parlamento attraverso 200.000 firme autenticate. E' stata una lotta contro il tempo: Da Dicembre 2004 a Giugno 2005, tra congressi, elezioni regionali, referendum, abbiamo tenacemente insistito a raccogliere le firme.
L'abbiamo voluta questa legge, perché incarna in quale direzione si deve riformare il welfare e quali investimenti occorre fare per una politica del progetto.
Abbiamo voluto che fosse dei DS perché la prima legge sui nidi, negli anni '70 e i nidi effettivamente costruiti, le migliori pratiche sono state il frutto di un grande movimento, legato ad una parte importante della nostra storia.
L'innovazione di questa legge che sposta l'accento ai diritti dei bambini, all'investimento sul capitale umano, alle risposte alla solitudine dei bambini e dei genitori, non esclude che la sua funzione rimanga decisiva anche per il sostegno alle madri lavoratrici ed alla funzione educativa dei genitori. L'innovazione perché sia profonda deve trarre linfa dalle radici. E' questa la sfida che abbiamo di fronte. Il risanamento economico è decisivo, se muove il paese, se libera energie, se chiede ad ogni cittadina e cittadino di scegliere la propria vita senza apparire temerario.
Le porte da aprire sono molte: troppe diseguaglianze, gerarchie, le tengono chiuse: Le bambine e i bambini in Italia e nel Mondo bussano, ma non hanno la forza di aprirle.
Hanno bisogno di noi. E noi ci saremo".

on. Anna Serafini

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