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Pubblicato in Prima pagina il 24 luglio 2006

LA MARGHERITA: BASE USA MISSIONE IMPOSSIBILE

FERMA PRESA DI POSIZIONE DEL PARTITO - La margherita replica al Sindaco - Vicenza militarizzata? Le posizioni politiche sono chiare

Vicenza non è nuova ad esperienze di militarizzazione. Ha conosciuto nei secoli più volte gli insediamenti delle truppe della repubblica di Venezia, quelle dell'esercito austriaco, e infine quelle delle grandi guerre del secolo scorso. E sempre si è trovata coinvolta in pesanti problemi di logistica per i comandi, per i soldati, per le armi.

Se la guerra non è altro che la "prosecuzione della politica con altri mezzi" si deve ammettere che la militarizzazione esprime l'incapacità di certi politici, e di certe ideologie politiche, a risolvere i conflitti senza le armi. I cittadini di Vicenza non ritengono virtuoso questo modo di intendere la politica. Lo hanno espresso con forza con le bandiere della pace nei momenti più drammatici della genesi di questo conflitto tra USA e Irak. Un conflitto che probabilmente è causa prima della nuova militarizzazione della nostra città. Lo scatenamento di conflitti armati determina infatti militarizzazioni, perché determina reazioni a catena, difficilmente arrestabili. In questa escalation si trova oggi coinvolta la nostra città. Per iniziativa unilaterale degli USA che si pensano tutt'ora in guerra. Purtroppo è vero anche il reciproco: la militarizzazione della vita determina mentalità militaresca, confidenza con le armi. La presenza fisica dei soldati nel nostro centro è - e sarà ancor più - un chiaro messaggio verso la nostra gioventù. A sostegno della validità della logica delle armi nella soluzione dei conflitti. Una cattiva pedagogia. Una pedagogia che il centro destra ha cercato di coltivare in questi ultimi anni.

E allora diventa importante, aldilà delle opacità della vicenda Dal Molin, sottolineare le differenze politiche, tra chi si oppone a una logica di militarizzazione e chi invece con essa simpatizza e la promuove. La vicenda della nuova caserma Usa presso l'aereoporto Dal Molin assume contorni più definiti, infatti, se ci si concentra sulle posizioni politiche.
Il precedente governo aveva la propria posizione, molto chiaramente favorevole alle armi. Dichiarata con la famosa lettera di Berlusconi a Bush, che ruppe il fronte europeo contrario all'intervento armato. Con essa si ponevano in sintonia i comportamenti della giunta della nostra città. Tuttavia nessuno sa se nella precedente legislatura siano o meno stati presi precisi impegni politici bilaterali circa i progetti del Pentagono in Europa e a Vicenza. Il comportamento molto deciso e le aspettative dei militari americani lasciano chiaramente intendere che le cose stanno così. E' probabilmente in essere una questione politica molto delicata nei rapporti Italia-USA. Una questione di livello internazionale e di strategica militare in cui Vicenza è stata invischiata senza saperlo.

Il nuovo governo di Prodi non ha ancora preso una sua posizione in merito. Anche se nei rapporti atlantici un orientamento nuovo è già evidente. In questo quadro l'Unione vicentina sta facendo la sua parte perché il governo propenda per il no. O almeno affinché si prenda tempo, cercando di guadagnare lo scadere dei termini per il finanziamento alla caserma. Azzerando l'iter. Consapevole, certamente, della delicata rete di relazioni con gli USA. Che non comportano però di chinare la testa e basta. In questo quadro si inserisce anche la richiesta formulata un mese fa in Consiglio Comunale dalla Margherita per un referendum popolare, respinta dalla maggioranza. Salvo il colpo di scena di da parte del Sindaco nel giorno successivo, su queste pagine, dove si dichiarò favorevole alla consultazione. Di cui poi non si seppe più nulla.
Le posizioni politiche sono dunque le seguenti: il centro destra vicentino, nelle persone del Sindaco e dalla Presidente della Provincia, continua la vecchia politica del governo di centro destra e vuole la nuova caserma in città ritenendola una partita positiva su tutti i fronti. Il centro sinistra la ritiene un forma di militarizzazione della città, un danno urbanistico, un segno nella direzione opposta all'Europa e alla Pace. E chiede con una sola voce che si consulti la città. A questo obiettivo stanno concorrendo tutte le sue componenti, con le mobilitazioni di base, con le prese di posizione in Consiglio Comunale, con le iniziative dei Consiglieri Regionali e dei Deputati e Senatori. Il messaggio dell'Unione è chiaro: la città non può essere sacrificata a logiche militari, a meno che essa non si dichiari favorevole a questa scelta, una volta resi trasparenti tutti i risvolti passati, presenti e futuri,. Nessun salto nel buio.
Attendiamo infatti, come cittadini italiani e come vicentini, di sapere il motivo di una presenza di oltre quattromila soldati americani a Vicenza, mentre altrove in Europa si smantellano le basi. In quale quadro di strategia politica (di pace ovvero di guerra?), e di rapporti di alleanza si inserisce? E' compatibile con la nostra Costituzione? Costituzione di pace. E, come ha sottolineato su queste pagine Giovanni Giuliari, con l'Europa di cui siamo parte e che stiamo costruendo?
E poi ci sono altre questioni da chiarire: riguardano più specificatamente la nostra città, e per essa il nostro Sindaco. Le firme, una apposta e una rifiutata, a Venezia e a Roma, quanto contano? La prima equivale a una assunzione piena di responsabiltà. La seconda è solo teatro?

I tempi intanto sono strettissimi. I militari USA chiedono l'ok definitivo per settembre, perché, dicono, in caso contrario il finanziamento decade. Non è un argomento che ci possa commuovere particolarmente. Anzi, esso va rovesciato, nel nome di un principio di amicizia e di prudenza, che vuole che una città non possa essere presa con il cappio al collo e contro la sua volontà. Perciò se gli amici di Rifondazione dicono che bisognerà mobilitarsi per guadagnare l'obiettivo di far saltare quella scadenza e dare quindi alla città il tempo di conoscere e riflettere, annunciano solo una legittima difesa. E a chi volesse accusarli di essere i soliti radicali e antiamericani rispondiamo che settemila cittadini che firmano un no alla caserma non sono "casino". Sono democrazia. E che la loro richiesta equivale a una sempre più ineludibile richiesta di referendum. Queste settemila firme significano che tutto quello che il Sindaco ha detto e compiuto a nome della città è una pura forzatura di chi interpreta la democrazia nella logica dei muscoli e dei fatti compiuti. Sulla testa della città. Solo che, come sempre, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Con la sconfitta elettorale di aprile, certe sintonie politiche tra la nostra città, Roma e Whashington sono andate a farsi friggere. E adesso si tenta di salvare capra e cavoli. Cioé la caserma e la faccia. Missione impossibile.

Per la Margherita di Vicenza:
Nicola Rossi, segretario del collegio
Pierangelo Cangini, segretario della città
Marino Quaresimin, capogruppo in Consiglio Comunale

NELLA FOTO: l'ex sindaco e ora capogruppo in consiglio Marino Quaresimin

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