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Camera del lavoro territoriale di Vicenza

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Pubblicato in Prima pagina il 31 luglio 2006

ANDRIOLLO: "BASTA MORTI SUL LAVORO: SERVE PREVENZIONE!"

Il tragico susseguirsi di infortuni mortali sul lavoro nelle ultime settimane getta un nuovo, forte, allarme sulle condizioni di lavoro e sulla sicurezza nelle fabbriche e nei cantieri.
Le pagine di cronaca dei giornali locali ci comunicano che nella sola giornata di Lunedì 24 luglio sono avvenuti tre gravi infortuni, uno dei quali mortale, che ha visto come vittima un ragazzo di 19 anni.
Viene così squadernata, ancora una volta, la dura realtà quotidiana degli infortuni sul lavoro.
In Italia, perdono la vita ogni giorno tre, quattro lavoratori (oltre 1.300 l'anno) molto spesso dimenticati dalla cronaca nazionale perché accaduti in piccole e piccolissime realtà produttive o dei servizi.

Sono infortuni evitabili, perché statisticamente prevedibili, basterebbe applicare correttamente le misure di prevenzione stabilite dalle leggi, come sostiene l'Organizzazione mondiale della Sanità.

La realtà della nostra provincia non si discosta dalle tendenze nazionali: c'è, nel tempo, un lieve calo del dato complessivo di infortuni, ma il numero totale supera abbondantemente i 21.000. I morti sul lavoro sono più di 20 all'anno.

Sono in aumento gli infortuni tra i lavoratori interinali, anche se con tendenze non lineari, e tra gli immigrati, tutto ciò a dimostrazione che precarietà è sinonimo di pericolosità, nel lavoro.

I dati Inail del primo trimestre 2006 vedono un'inversione di tendenza, con un aumento degli infortuni del 3,6%, contro una media regionale del 1,7%.
E mancano all'appello gli infortuni non denunciati a causa del lavoro nero (l'Inail li stima, per difetto, in 200 mila casi annui, nell'intero paese).

Non sono disponibili dati più aggiornati e, purtroppo, dicono le statistiche degli anni scorsi, il periodo in cui accadono più frequentemente e in forma più grave gli infortuni riguarda i mesi di luglio, settembre e ottobre.

Un'arida contabilità, che rende l'idea della gravità del fenomeno ma non fa capire fino in fondo le immani sofferenze delle vittime e dei loro cari. Perché molto spesso l'infortunio si porta dietro conseguenze e danni irreversibili e perché sono in aumento le malattie professionali, dovute al come e quanto si lavora.

Una tragedia quotidiana che, è stato calcolato, costa alla collettività circa il 3% del prodotto interno lordo, una somma che corrisponde alla manovra economico-finaziaria che il Governo si appresta a varare per il 2007.
E' evidente la necessità di cambiare rotta nel modello di sviluppo e di convivenza rimettendo al centro dell'iniziativa politica, oltre che quella sindacale, non solo il cittadino consumatore, ma gli uomini e le donne che con la loro quotidiana fatica producono la ricchezza di questo Paese.
La legislatura che abbiamo alle spalle ha lasciato macerie anche su questo terreno.

Due provvedimenti, tra gli altri, hanno segnato negativamente l'operato del precedente governo in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro: il testo unico in materia di sicurezza, per fortuna abortito, che vanificava i diritti dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza e riduceva le responsabilità delle aziende, e la riforma degli organi ispettivi, grazie alla quale gli ispettori del lavoro sono stati trasformati da controllori a consulenti delle imprese, perdendo il carattere deterrente dell'azione ispettiva.

Il Parlamento, invece, ha svolto un'indagine sul fenomeno attraverso l'inchiesta di una Commissione parlamentare sugli infortuni sul lavoro, con particolare riguardo alle cosiddette "morti bianche", che ha prodotto una relazione che conferma le posizioni sindacali di tutti questi anni, che vengono ribadite costantemente, nel corso dell'assemblea nazionale annuale dei R.L.S.

Negli ultimi anni la voce del sindacato è rimasta inascoltata. Perciò chiediamo al nuovo Governo di avviare tempestivamente un'azione coordinata, coinvolgendo i rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro per predisporre e attuare rapidamente un piano nazionale, articolato poi nelle regioni, per la prevenzione e promozione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

I provvedimenti di questi giorni in materia di lavoro nero e sicurezza sono primi, utili, segnali, ma non rappresentano ancora il disegno organico di cui c'è bisogno. Così come è necessario avviare in Parlamento il dibattito su un testo unico (di cui c'è bisogno, per metter ordine nella copiosa legislazione in materia, cresciuta per sovrapposizione nel tempo) dalle caratteristiche del tutto diverse da quello preparato dal precedente governo.

A livello regionale, bisogna rivendicare alla Regione Veneto maggiori investimenti in materia, stabilendo una percentuale congrua della spesa sanitaria regionale orientata verso la sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro per potenziare i servizi preposti e attuare un serio programma di prevenzione, controllo e ispezione.

Con Confindustria e Associazione Artigiani, è da tempo aperto un confronto che, data la pressione degli avvenimenti, deve prevedere un'accelerazione, per giungere ad un'intesa su obiettivi possibilmente condivisi, già indicati nella piattaforma inviata da CGIL, CISL, UIL regionali a Confindustria Veneto.

Per gli artigiani si tratta innanzitutto di rendere operativa la figura del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale, per il cui lavoro sono già stati stanziati fondi e attuata la necessaria formazione. Infatti quello delle piccole imprese è uno dei settori più coinvolti negli infortuni, anche gravi. Alle aziende ribadiamo che la sicurezza va considerata un investimento, non un costo.

L'iniziativa sindacale sull'argomento non è stata continuativa, la crisi economica e produttiva di questi anni ci ha portato a distogliere l'attenzione dalle concrete condizioni materiali nelle quali i lavoratori operano e vivono quotidianamente, e a non considerare la contrattazione su questi temi alla stregua della contrattazione sul salario..

Per questo è necessario, anche per noi, uno scatto per riportare la sicurezza tra le priorità del nostro impegno, inserendola tra le materie prioritarie di contrattazione sia a livello nazionale che territoriale o aziendale.

Dovremo inoltre ridare forza e competenza ai Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza.
Dobbiamo convincere, con la nostra iniziativa, gli imprenditori a dare nuova forza agli Enti bilaterali in tema di sicurezza per tradurre gli accordi in materia viva, in attività concrete che promuovano e favoriscano la formazione, l' informazione e la partecipazione costante dei lavoratori sulla loro sicurezza.
Non possono essere i vincoli di bilancio a determinare la possibilità o meno di fare formazione costante, come previsto dalle leggi, per tutelare la salute di chi lavora.

A Vicenza, a partire da settembre, unitamente a CISL e UIL, avvieremo un programma di iniziative finalizzate a riportare l'attenzione delle istituzioni e delle controparti su questi temi, partendo da un'assemblea dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza attraverso la quale definire obiettivi e rivendicazioni. Perché, come abbiamo già affermato, ci ostiniamo a pensare che non sia né giusto né inevitabile morire di lavoro o subire conseguenze invalidanti a seguito del lavoro.

p. la Segreteria
Danilo Andriollo

Vicenza, 28 luglio 2006

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