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Pubblicato in Prima pagina, Filctem il 20 luglio 2018

PFAS - OGGI SIT IN: IL COMUNICATO DELLE RSU DI MITENI

Comunicato a cura della Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) Miteni

La nostra situazione sta diventando giorno dopo giorno sempre più difficile. Il concordato preventivo cui l'azienda è ricorsa il 16 maggio 2018 è stata una scelta non condivisibile: altre erano le decisioni che secondo noi andavano prese dagli azionisti. Decisioni di altro tenore che noi chiediamo da tempo. Tra cui ricordiamo, in primis, gli investimenti necessari per la sistemazione degli impianti, per il ripristino degli organici. Il tutto con l'obiettivo della risoluzione delle criticità delle condizioni di lavoro, della riconversione delle lavorazioni, nonché della bonifica del sito: interventi, stante la situazione odierna, molto più complicati.
Tra le altre cose il concordato ha comportato il congelamento di parti significative del nostro salario e di altre nostre spettanze, ad oggi ancora bloccate nei pagamenti nonostante gli impegni presi dall'azienda.

A questo ed al resto si aggiunge ora un nuovo caso di contaminazione della falda rilevato dall' Arpav, che sta mettendo ulteriormente a rischio la prosecuzione delle attività produttive. Quanto successo ha già determinato da parte delle autorità la sospensione della lavorazione della sostanza rilevata e una diffida a verificare la tenuta delle condutture degli scarichi. Noi siamo favorevoli che questi controlli vengano effettuati: l'ambiente ed il bene collettivo vanno posti al di sopra di ogni altra considerazione. Pensiamo poi che l'azienda in questa circostanza abbia tutto l'interesse a chiedere che queste verifiche vengano estese anche a tutti gli impianti produttivi veri e propri, dove noi lavoriamo. Controlli rispetto ai quali ci rendiamo disponibili a fornire indicazioni e collaborazione. Non si dimentichi al riguardo che noi lavoratori siamo stati coloro che in assoluto più hanno subito le conseguenze delle attività di produzione: la prova è nel nostro sangue. Anche se sulle cause e le modalità in ragione delle quali tutto ciò è avvenuto non ci pare che alcuno tra i soggetti preposti si sia soffermato a sufficienza.

Va anche ricordato che da quando l'azienda è al centro di questo enorme caso di contaminazione ed inquinamento, in fabbrica noi abbiamo visto entrare ed uscire molte persone, spesso esponenti di autorità ed istituzioni: sopralluoghi e altro del Ctr, dell'Arpav, del Noe, di parlamentari, addirittura della Commissione bicamerale d'inchiesta ecoreati con oltre quindici tra deputati e senatori. Ci piacerebbe conoscere l'esito di questi sopralluoghi o ispezioni. Ci domandiamo tutto ciò perché ad oggi le nostre condizioni di lavoro sono rimaste pressoché le stesse. Probabilmente le cause di questa nostra abnorme contaminazione, che risulterebbe essere la più grave al mondo almeno in questo specifico ambito, interessano a pochi. O forse la contaminazione di noi operai imbarazza molti altri. Noi stiamo facendo ciò che possiamo. Altri hanno mancato.

Adesso, stante questo stato di cose, riteniamo sia necessario appellarci alle istituzioni e/o alle autorità competenti affinché si possa affrontare insieme questa nostra preoccupantissima condizione lavorativa. Poi, nel caso in cui per ragioni di forza maggiore si giungesse al fermo delle linee o peggio alla chiusura della fabbrica, lanciamo al riguardo un appello pubblico. Ovvero, considerata la precedente deludente ed inconcludente esperienza con l'assessore regionale al lavoro Elena Donazzan, ci rivolgiamo ai Ministri della salute, lavoro ed ambiente chiedendo un loro intervento in ordine alle nostre condizioni sanitarie, di lavoro ed occupazionali. Riteniamo doveroso pertanto che si attivino per il nostro caso strumenti di assistenza sanitaria e sociale ad hoc: controlli, screening, eventuali terapie. E se del caso, chiediamo vengano attivati altri strumenti come ammortizzatori sociali specifici quali cassa integrazione straordinaria, ricorso ai fondi strutturali, ricollocamenti, attivazione di previdenza anticipata.

Pensiamo infatti che la nostra condizione non sia molto diversa da quella di altri lavoratori contaminati, quali ad esempio quelli dell'Ilva. E che se il settore della concia è stato ricompreso tra i lavori gravosi e usuranti, a maggior ragione noi “lavoratori pfas”, che siamo tra l’altro in numero esiguo, dovremmo essere inseriti quantomeno in queste categorie.

Per tutti questi aspetti chiederemo il sostegno, oltre che delle nostre organizzazioni sindacali di riferimento, anche di quanti, tra i cittadini e le associazioni, si sono dimostrati a noi vicini e solidali.

 

Trissino, 20 luglio 2018

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