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Pubblicato in Prima pagina, Filctem il 29 settembre 2018

CASO PFAS - I RETROSCENA RACCONTATI DALLA RSU MITENI: "PREOCCUPATI"

L’ultimo incidente quasi incidente verificatosi sabato scorso 22 settembre e riguardante una rottura e conseguente fuoriuscita di acido fluoridrico anidro presso il deposito generale dello stabilimento, testimonia che le condizioni di lavoro in questa fabbrica stanno diventando sempre più problematiche. A questi eventi si aggiungono le più volte rappresentate, anche molto di recente, criticità delle condizioni degli impianti, il sotto-dimensionamento del personale e carenze in seno ad altre predisposizioni che aumentano considerevolmente la nostra preoccupazione e i nostri timori. La situazione ha subito un nuovo peggioramento dopo il ricorso dell’azienda, il 16 maggio 2018, al concordato preventivo, cui sono susseguite altre dodici dimissioni di lavoro con un ulteriore deterioramento della situazione, senza voler considerare la finora irrisolta questione del blocco di salario, ferie, tfr, contributi ed altro spettanti ai lavoratori.

In merito a tutti questi aspetti, le nostre ripetute segnalazioni, richieste e mobilitazioni per una netta inversione di rotta sono rimaste lettera morta. E sono cose precise che chiediamo da molto tempo: investimenti per la salute e la sicurezza e per il futuro del nostro posto di lavoro. Ad esempio il 12 ottobre 2017 avevamo sottoscritto un accordo per la sistemazione degli impianti: ad oggi del tutto disatteso dall’azienda. Ora le molteplici diffide emanate dagli enti competenti ad utilizzare parti significative degli impianti e/o dei servizi, dimostrano quanto fossero non corrispondenti le informazioni riferite all’azienda, che descrivevano invece una situazione in ordine.

Anche su questi delicati aspetti c’è stata l’incredibile perpetuazione della stessa rappresentazione mediatica che ha contraddistinto, fin dall’inizio del loro insediamento (gennaio 2016), questi vertici aziendali e riguardante, di volta in volta, mirabolanti investimenti, piani di bonifica e di riconversione delle lavorazioni, produzioni farmaceutiche, ad alto contenuto tecnologico e tante altre chiacchiere. Risultati: pressoché zero. Ora il fumo delle rappresentazioni, suggestioni, narrazioni mediatiche (sicuramente esosamente ben retribuite all’addetto stampa) si sta dissolvendo spazzato via dalla cruda realtà, realtà che noi non abbiamo mai perso di vista, per il semplice fatto che a ricordarcela sono le nostre condizioni di lavoro, ben diverse di quelle degli showman e di chi sta ben saldo seduto ai piani nobili della palazzina dirigenziale.

Guardando questa realtà al netto di propagande varie, di pur comprensibili paure, di calcoli e doppiezze di qualche sorta, non si può che prendere atto della gravità della situazione aziendale, dalla quale riteniamo non si riuscirà ad uscire con un concordato preventivo. La classe dirigente di questa azienda porta in pieno la responsabilità di questa situazione, di non aver provveduto alle cose che noi chiediamo da tempo. Responsabilità che cerca invece di scaricare sugli altri: prima sui lavoratori, ora sulle autorità. È questa dirigenza che sta mettendo a rischio il futuro del nostro posto di lavoro, non altri. In riferimento poi alle notizie anticipate dalla stampa secondo le quali l’azienda aveva deciso una sospensione delle attività a seguito delle ordinanze della provincia, solamente ieri pomeriggio i lavoratori sono stati messi al corrente di questa possibilità. Al riguardo di questa sospensione delle lavorazioni, parziale o diversa che sia, la direzione, nel corso di un incontro tenutosi sempre ieri pomeriggio con la Rsu, non ha fornito precise indicazioni: modalità, priorità e tempistiche di produzione ed un eventuale temporaneo ricorso ad ammortizzatori sociali (rispetto ai quali abbiamo espresso la nostra riserva) sono stati tutti rinviati ad un successivo incontro da tenersi all’inizio della prossima settimana.

Purtroppo questa direzione aziendale sta dimostrando tutti i suoi limiti nel gestire una situazione quale quella di Miteni. Al riguardo degli interventi di messa a norma di canalette, pozzetti e bacini, riteniamo che questi siano cosa ben minore, in termini economici, rispetto agli interventi di sicurezza, igiene e salute del luogo di lavoro necessari negli impianti e nei servizi produttivi. Questo sarà ora fatto fermamente presente in ogni sede opportuna. L’Icig, la multinazionale tedesca che controlla l’azienda, non può continuare a nascondersi dietro ai suoi dirigenti locali e ad un concordato preventivo.

Rsu Miteni
Trissino, 29 settembre 2018

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