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Pubblicato in Prima pagina, Spi il 5 gennaio 2019

SPI E CGIL A ASIAGO - FRANZINA e POZZATO su MARIO RIGONI STERN: testimone vero di una generazione che ha fatto l'Italia repubblicana e libera!

“Leggete, studiate e lavorate sempre con etica e con passione. Ragionate con la vostra testa e imparate a dire dei no. Siate ribelli per giusta causa e difendete la natura e i più deboli. Non siate conformisti e non accodatevi al carro del vincitore. Siate forti e siate liberi, altrimenti quando sarete vecchi e deboli rimpiangerete le montagne che non avete salito e le battaglie che non avete combattuto”.
E’ una sorta di testamento che ci lascia Mario Rigoni Stern, lo scrittore autore de “Il sergente nella neve” e di molti altri romanzi e scritti, uomo che per la CGIL e per lo SPI è stato un iscritto.

Lo scrittore altopianese, che fu uno dei più illustri tesserati del sindacato vicentino, è stato ricordato il 13 dicembre scorso nella sala conferenze della Spettabile Reggenza ad Asiago (Vi) grazie all’intervento di due storici: il professor Emilio Franzina e lo storico Paolo Pozzato che è direttore dell’ISTREVI (Istituto storico della resistenza di Vicenza).

Un incontro organizzato dalla Cgil di Vicenza e provincia e di Asiago e dallo SPI (Sindacato pensionati italiani) della provincia berica.
“Mario Rigoni Stern è stato testimone di un’Italia che nel secolo scorso visse le sue prove più dure attraverso il fascismo”, ha affermato Emilio Franzina che ha insegnato storia contemporanea all’Università di Verona. “Quegli uomini ne uscirono pagando un prezzo elevato -  ha continuato Franzina - e nel caso di Rigoni Stern attraverso la tragica ritirata di Russia e l’altrettanto tragica vicenda dell’imprigionamento come internato militare italiano in Germania”.
“Due tragedie - ha sottolineato il docente universitario - che segnarono il suo destino personale ma tracciarono anche la storia di un’Italia che andò verso una ricostruzione fisica e morale!”

“L’onestà intellettuale di uomini come Mario Rigoni Stern - ha affermato Franzina - cresciuto in un ambiente scolastico fascista, si misura anche attraverso questa transizione: non ha vissuto un cambiamento di bandiera o di casacca, ma visse una presa di coscienza è una consapevolezza di cui lui  stesso ha reso testimonianza attraverso il suo agire politico e sindacale e culturale”.
Il direttore dell’ISTREVI, Paolo Pozzato, ha approfondito lo status degli IMI, ovvero coloro che da prigionieri di guerra (dopo l’8 settembre del 1943) divennero internati, “una figura non prevista dalle norme internazionali e quindi persone che non hanno potuto godere dell’assistenza di realtà internazionali come la Croce Rossa”, ha affermato Pozzato che all’Isituto di Vicenza sta approfondendo questa tematica. “Il problema che riguarda la memoria degli IMI (internati militari italiani) - spiega Pozzato - è il fatto che tra gli 800mila uomini (di cui 50mila morirono di malattia e di stenti nei campi prigionia) c’era un po’ di tutto: da resistenti di sinistra e di destra (tra questi anche Guareschi) a militari che rifiutarono di abbracciare le armi per la Repubblica sociale (la maggioranza, ndr)”. Tra questi tutti i carabinieri che vennero arrestati dai tedeschi a Nord della line gotica.

“Il lavoro che si sta facendo sulla memoria degli IMI appartiene a questi ultimi anni - spiega Pozzato - a Padova c’è un museo dedicato. Gli istituti di storia della Resistenza, come il nostro, dovrebbero impegnarsi di più su questo argomento, che è stato un po’ dimenticato nel dopoguerra. La si riteneva una Resistenza di serie B, ma in realtà le sofferenze di questi uomini non sono state inferiori a quelle dei combattenti sui nostri monti, e le testimonianze di questi IMI rappresentano davvero una lezione di civiltà!”


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