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Camera del lavoro territoriale di Vicenza

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Pubblicato in Prima pagina il 20 marzo 2006

ISPETTORATO DEL LAVORO: A VICENZA MANCANO PERSONALE E FONDI

Per protestare contro i tagli i lavoratori del Ministero del lavoro il 24 marzo saranno a Roma davanti al palazzo che ospita l'ufficio del Ministro Maroni dove sarà inscenata una manifestazione di protesta.

Anche l'ispettorato del lavoro di Vicenza versa in una situazione difficile. Oggi FP CGIL e FPS CISL hanno denunciato che la terza provincia industrializzata d'Italia ha un ispettorato da Terzo mondo: mancano personale e fondi per pagare le bollette della luce e del telefono. Alla conferenza stampa per la Cgil era presente Oscar Mancini, segretario generale, e Agostino Di Maria, segretario FP.
A Vicenza la direzione è in attesa di 20 nuovi assunti. Per ora vi sono solo 32 dipendenti: 19 amministrativi (di cui 2 commessi e 2 centralinisti) e 13 ispettori. Questi ultimi si debbono sobbarcare tutto il lavoro delle visite ispettive e di controllo nelle aziende di Vicenza e provincia.
"Anche se dovessero arrivare i nuovi ispettori - spiega Di Maria - non potrebbero operare perché mancano i fondi per metterli nelle condizioni di lavorare". A questo proposito si viene a sapere che vi sono problemi seri per il pagamento dei rimborsi spese agli ispettori che naturalmente si devono spostare a Sud fino alle località del Basso Vicentino e a Nord fino all'Altopiano di Asiago. "Ci sono difficoltà - prosegue Di Maria- addirittura a rimborsare il biglietto dell'autobus di linea!"
Cgil e Cisl hanno espresso la loro forte preoccupazione per la difficoltà della direzione del lavoro provinciale ad operare sul territorio. "Potrebbe sembrare una cosa da poco - ha affermato Franca Porto, segretaria generale della Cisl - ma in realtà si tratta di una questione importante e centrale per affermare la legalità, la cultura della sicurezza sul posto di lavoro e una determinata giustizia sociale sulla regolarità del posto di lavoro". La lotta al lavoro nero e a quello irregolare in provincia di Vicenza si fa quindi con armi spuntate. "Secondo le stime dell'Istat il lavoro nero in Italia corrisponde ad un 20% del PIL - prosegue Oscar Mancini, segretario generale della Cgil berica - Il Censis parla addirittura del 26%. In Veneto secondo dati di Veneto Lavoro è al 13%. Insomma nel nostro paese 4 milioni di lavoratori sono impiegati nel sommerso, lavorano in nero. Far uscire dall'irregolarità queste persone significa recuperare imposte e contribuzione".
Porto e Mancini sono d'accordo nel dire che il taglio del 77% della copertura delle spese correnti del Ministero del lavoro è una precisa scelta politica che "ha conseguenze pesanti sul personale in servizio - prosegue Mancini - e ricadute gravissime sulla società! Quando si allentano i servizi di ispezione e vigilanza non si fa altro che invitare a non seguire le regole". E conclude Mancini: "si tratta di un'azione sleale verso le imprese serie!" Le stesse associazioni datoriali sono in trincea a fianco dei sindacati in questa lotta al lavoro nero e irregolare.

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